Cenni Storici

ALBANO DI LUCANIA

Il paese ha avuto origine grazie ai Longobardi che nel IX sec. costruirono la loro roccaforte per difendersi dagli attacchi dei Saraceni di Bonar che si erano stanziati nel territorio di Abriola e Pietrapertosa. Albano fece parte della Contea di Tricarico nel periodo normanno-svevo e nel 1268, durante la rivolta ghibellina, si schierò contro gli Angioini. Nel XIV sec. il feudo appartenne a  Giovanni Pipino e successivamente fu assegnato dal re Ladislao alla regina Margherita, per poi passare ai De Ruggiero, che con il titolo di Duca, lo tennero fino al 2 agosto 1806, anno dell'abolizione del feudalesimo. Albano fu residenza del Duca, come testimonia la presenza del palazzo ducale situato nelle vicinanze della chiesa madre.

 

La Chiesa di Santa Maria Assunta: è artisticamente interessante ed è stata costruita nel XIII sec. su una cripta preesistente risalente all'anno 1000. E' stata ristrutturata più volte nei secoli e anche di recente. La caratteristica principale è l’alto campanile in blocchi di pietra squadrata. Il portico esterno sorretto da quattro colonne, è stato fatto costruire nel 1924 dal Sac. Don Giuseppe A. Marinaro, a spese sue, "per voto a Maria SS. Assunta in cielo", come una lapide situata alla destra del portico menziona e, al centro della facciata, vi è una nicchia con una statuetta dell'Assunta. L’interno è a tre navate e vi è un altare in marmo di stile barocco, un organo in legno intagliato e decorato del 1700, (attualmente in fase di restauro) e una croce processionale del ‘600. Vi sono anche dei pregevoli dipinti del XVI e del XVII sec., tra cui una tela raffigurante la Madonna della Neve appartenente alla scuola di Raffaello Sanzio e una Crocifissione del 1500 di scuola napoletana, mentre l’Ultima Cena e una Madonna del Rosario, appartengono alla scuola napoletana del 1600.

 

La Cappella della Madonna delle Grazie: le sue origini sono sconosciute e si pensa, senza alcuna certezza, che sia stata fondata dal monaco benedettino verginiano San Guglielmo da Vercelli, (stanziatosi nel territorio dopo l'anno 1000) e che in origine era dedicata a San Iconio. La data certa della sua costruzione è quindi sconosciuta e, una bolla del pontefice Celestino III del 1197, già confermerebbe la sua esistenza. E' stata di recente completamente ristrutturata e nel suo interno, ad unica navata, conserva solo l'altare in marmo policromo con un quadro della Madonna delle Grazie.

 

I Boschi di Cupolicchio: circondano il paese e si estendono per circa 1300 ettari tra Albano di Lucania, Tolve e San Chirico Nuovo. Nel territorio di Albano sgorga una sorgente di acqua, che è meta di passanti e di abitanti del paese che fanno provvista d' acqua pura e limpida. Non sono rare aree in cui i cerri e i farnetti danno vita ad un paesaggio del tutto particolare e suggestivo.

 

BRINDISI DI MONTAGNA

Le origini del centro non sono per nulla certe e le prime testimonianze di insediamenti nel territorio risalgono al III millenio a.C.. Il centro fu una roccaforte medievale che appartenne a Pietro de Hugat e successivamente a Guidone de la Forest. Brindisi nel 1268 partecipò all'insurrezione ghibellina e alla fine del XIII sec. fu governata dai Sanseverino di Bisignano, affidata loro dagli Aragonesi. Nel 1277 il paese sorgeva in località "Aia di Brindisi" e dopo essere stato distrutto dal terremoto del 1456, qualche decennio dopo, fu ricostruito alle pendici del castello, nell'attuale sito. Nel 1478 il centro si popolò di profughi albanesi provenienti dalla città di Corona accolti dai Sanseverino e probabilmente, proprio in quel periodo, fu costruita la torre di 7 metri che doveva essere adibita a prigione e che successivamente i duchi Antenori trasformarono in una chiesa dedicata a San Michele. Dei profughi albanesi si ha testimonianza ancora oggi per alcune parole dialettali. Sino al 1807 la storia di Brindisi è legata alle vicissitudini del feudo, governato dal susseguirsi di varie famiglie quali: i Sanseverino, i D'Erario, gli Antinori, i Battaglia i Fittipaldi. Nel 1799 Brindisi partecipò al moto rivoluzionario antiborbonico, capeggiato dall'arciprete Don Venanzio De Grazia e fu così innalzato "L'albero della libertà", ma le forze filoborboniche, del cardinale Ruffo riuscirono nella loro opera di repressione. Il periodo del brigantaggio post-unitario, per Brindisi, è legato al capobanda Paolo Serravalle, nativo di Mangone (CS), che frequentava il circondario essendo stato vigilante alla Grancia. Egli, nell'esercito di Crocco, rivestiva il grado di maggiore e il 2 novembre 1861, evitò che il paese fosse assalito dai briganti. Serravalle non si costituì mai e per vendicarsi del sindaco che a sua volta lo aveva denunciato, ne sequestrò la figlia Cherubina, divenuta poi sua compagna. La fine della coppia avvenne nell'agosto del 1863, quando, nel bosco della Grancia, i due furono bersaglio delle fucilate dei militari che colpirono alla gola Cherubina, (trasportata tra due ali di folla nella sua casa del rione San Giacomo) e a morte Paolo, la cui testa venne infissa su un palo ed esposta a Montereale in Potenza.

 

Il Castello: è situato in posizione dominante rispetto al centro abitato ed è raggiungibile solo a piedi, lungo un sentiero suggestivo tra le rocce. La data della sua costruzione è incerta, potrebbe risalire al IX sec., l'epoca delle incursioni arabe e saracene, oppure al periodo dell'Impero Carolingio, oppure al periodo del dominio Svevo nel Meridione. Ha una struttura compatta e priva di torrioni di avvistamento, non necessari vista la sua ubicazione, che permette di avvistare dall'alto tutto il territorio circostante. Della originaria roccaforte restano alcune suggestive rovine e si può notare la pianta poligonale allungata con cortile antistante ad ambienti di servizio; una rampa conduce all'ingresso e da qui una scalinata scavata nella roccia porta al piano superiore e alla torre quadrata. Agli inizi del 1900 gli ultimi proprietari, i Fittipaldi, donarono il castello al Comune.

 

 

La Chiesa Madre di San Nicola di Bari: è stata costruita originariamente nel XIV sec. e successivamente riedificata nel XVII sec.. Nel suo interno sono custoditi pregevoli dipinti dell'artista lucano Pietrafesa ed un coro di noce intarsiato del 1725, opera di Gascale Sales di San Martino d'Agri.

 

La "Grancia di San Demetrio": in origine era una badia dedicata a Santa Maria dell'Acqua Calda, forse in riferimento ad una falda di acqua termale al cui sbocco, fino al 1950, molte signore si recavano per il bucato. Apparteneva ai monaci di San Basilio già prima del terremoto del 1456 e faceva parte del Feudo di Pietra Morella, che dipendeva giuridicamente da Brindisi. I principi Sanseverino la donarono alla Certosa di San Lorenzo di Padula e nel 1503 fu eretta a Grancia di San Demetrio, trasformandosi in una grande azienda rurale condotta da monaci laici. Nel 1700 ebbe un periodo di massimo splendore, infatti, venne ampliata e vennero costruite case e arricchita di orti, seminati, vigneti, allevamenti di bestiame, inoltre vi era anche una conceria, una saponeria e un caseificio. Addirittura pare, che vi era anche una condotta per il latte dal monte Romito. Quando nel 1806 vennero soppressi gli ordini monastici, la Grancia fu acquistata dai baroni Blasi di Pignola e poi rivenduta al Demanio dai loro eredi nel 1925. L'ultimo signorotto è stato Luigi Materi, (1877-1922) che nel suo romanzo autobiografico ha descritto la vita della Grancia dal 1919.

La Chiesa di San Lorenzo Martire: fa parte della Grancia di San Demetrio. Ha l'interno ad una sola navata e custodisce un pregiatissimo altare ed un trittico ligneo del XVIII sec.. Qui ogni 10 settembre, si festeggia San Lorenzo Martire, che secondo la legenda fu bruciato vivo.

 

TRIVIGNO

Le origini del paese sono incerte e si hanno solo notizie frammentarie. Nel XII sec. fu feudo di Guglielmo Monaco e nel 1265, in seguito alla rivolta ghibellina, divenne casale di Albano. Nel XIV sec., il centro rimase disabitato per un periodo di tempo e iniziò a ripopolarsi nel 1595, quando i Carafa si stabilirono nel territorio. Solo nel 1700, l'abitato cominciò ad estendersi e ad assumere le caratteristiche di un centro urbano.

 

 

La Chiesa Madre di San Pietro: è caratterizzata da un campanile quadrato e l'interno a due navate disuguali. All'interno si può ammirare un altare barocco del 1859 con delle decorazioni in ferro battuto ed un organo con cantoria in legno intagliato dipinto, del XVIII sec..

 

 

 

La Chiesa di San Rocco: è caratteristica, perché è situata a ridosso delle Murge.

La Cappella di Sant'Antonio: è situata in posizione panoramica, ed è molto suggestiva.

La Chiesa della Madonna del Carmine: all'interno si può ammirare il soffitto che ha un dipinto di autore ignoto, risalente al XVIII sec..

Le Chiese Rupestri: ve ne sono varie, sparse per tutto il territorio, tra le quali merita di essere menzionata, la chiesa di Santa Maria situata in contrada San Leo.

Località Calvario: qui, sono visibili le tracce lasciate dalle bande dei briganti Crocco e Ninco Nanco, che dopo l'Unità d'Italia sconvolsero molti paesi lucani.

 

 

 

 

 

 

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